La notizia più importante per quanto riguarda la riapparizione della nostra ecoansia da caldo e fulmini di questi giorni era stata diffusa con una nota stampa persa nel rumore di fondo, alla fine di maggio, quando le temperature erano miti e la pioggia sembrava solo pioggia. Noi eravamo come sempre occupati a fare altri piani, e la notizia non è apparsa sulle prime pagine, né aveva superato la membrana permeabile delle rassegne stampa, il rito laico di cittadinanza digitale attraverso sappiamo tutto quello che c’è da sapere sul mondo. Quella mattina di Trump e Putin, dell’ennesimo terribile femminicidio italiano, dell’attesa per la finale di Champions League. La nota stampa era stata diffusa dalla Commissione Europea e conteneva una buona notizia, proprio bella, per una volta, ma uno dei drammi della nostra vita è che le cattive notizie arrivano con l’eloquenza senza mediazioni della tragedia, mentre quelle buone somigliano più a delle PEC, sia per confezione che per linguaggio, e quindi nemmeno le apriamo. Però quella PEC andava aperta, perché conteneva informazioni importanti per la nostra ecoansia.
A fine maggio la Commissione aveva completato la valutazione dei piani nazionali energia e clima dei paesi membri, aveva fatto i suoi complicati calcoli e dai suoi complicati calcoli era uscito un risultato sorprendente: stiamo rispettando gli obiettivi di lotta ai cambiamenti climatici. Rispettarli non è una garanzia di sicurezza durante i temporali presenti e futuri, perché la termodinamica della Terra è troppo complessa e in parte (solo in parte) già compromessa, ma è comunque lo strumento migliore che abbiamo per non avere ondate di calore ancora più lunghe e downburst ancora più potenti.
L’impegno rispettato era quello di tagliare le emissioni di gas serra del 55 per cento al 2030. La Commissione, con la sua buona notizia travestita da cartella esattoriale, ci stava comunicando che hey, alla fine, continuando così, sbuffando e scalciando, arriveremo al 54 per cento al 2030. Insomma, europei: bravi. Rispettare quella tabella è uno dei più improbabili e imprevisti successi dell’era moderna. L’obiettivo era stato fissato dal Consiglio europeo nel 2020, pieno Covid, era il primo anniversario del Green Deal, la notte del negoziato era stata insonne, la Polonia terra di santi e carbone si era opposta fino alla fine. «Il nuovo obiettivo richiede un ripensamento complessivo di tutta l’economia europea in tutti i settori, per farcela il lavoro deve cominciare ora», scrivevano perentori e non proprio ottimisti i corrispondenti di Politico. Pat pat, proprio il genere di frase che ti fa pensare: questi non ce la faranno mai. Buona fortuna. E invece eccoci qui.
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